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Vico
Acitillo 124
Poetry Wave Jack Hirschman
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Iniziava
a cantare una canzone di Perry Como,
le piaceva
Perry Como e cantava
la stessa
canzone che lui cantava, tutto il giorno,
al Make-Believe
Ballroom Time.
Poi, col
reggiseno nero legato con una cinghia alle spalle
lentigginose,
si sedeva sul letto, si metteva le calze,
si alzava
e le abbottonava alla giarrettiera
che pendeva
dal busto nero.
Una grinza
di grasso le percorreva la vita, schiacciata
dal busto,
diversa dai
tondi che
uscivano gonfi dal reggiseno.
E le vidi
un livido blu, l’ombra
della fibia
della cinghia sulla coscia.
Però
lei cantava di nuovo, e sul busto
metteva
un paio di mutandoni rosa,
e per finire,
poi, un abito bianco e marrone
a fiori
che sembrava un’estate dorata.
I tacchi
bianchi erano aperti alle dita e si vedeva
lo smalto
sulle unghie. La bottiglia di smalto, le pinzette,
il rossetto,
il rouge, la spazzola e la limetta erano
là
sulla toletta che si guardavano allo specchio.
Le labbra
nuotavano nella canzone di Como con battute rosso
rosate,
culminando in luminosità splendente,
come il
cammeo cereo di sua madre
sulla spilla
nel cassetto.
Allungava
la mano e diceva, “Vieni, caro...”
Camminavamo
mano nella mano su e giù per la nostra strada
al crepuscolo,
e i vicini
gridavano:“Ciao, Nellie!” o “Buona sera,
Signora
Hirschman”, e “Ciao, Jackie. Mamma, come sei cresciuto!”
Traduzione
di Bruno Gullì
da: Soglia
infinita
Multimedia
edizioni, Salerno