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Electronic Center of Arts diretto da Emilio Piccolo e Antonio Spagnuolo Xenia Vittorio
Gassman
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Rodolfo Wilcock: non so d'altra mente più geometrica e più mercuriale; non so se mai ci fu intellettuale tanto mortuariamente intelligente. Non è un caso si fosse formato con Luis Borges e con Bioy Casares, alchimisti del dedalo quadrato, della grande rovina circolare. Tanto meno è casuale che sia Parola morte la vetta simmetrica, la più sua tra le sfide poetiche, e il paradigma di un'alta pazzia. Non è un caso che la sua iterazione si alleasse allo zeugma e all'anàstrofe, che l'anagramma e l'epìstrofe suoni in lui naturale scansione; che da quel criptico ritmo parole-larve (non parole) nascessero; «FUTSIRI»… «SERTYVED»… e declinassero i geroglifici del gran logaritmo. Non stupisce se in cose e persone il contatto col suo segreto cifrario inoculava il germe visionario, l'assurdo unicum della mutazione. Nello spoglio salone a Velletri (parlavano di Marlowe da ore) sussultò e tacque il Visitatore entro il guizzo dei moccoli tetri: perché gli era parso passare un gatto grosso dalla rossa pancia e: «Mi annoio!… » imprecare …«SERTYVED!» con perfetta pronuncia. «Ma io… ho visto un gatto…» esclamò stropicciandosi gli occhi. E Rodolfo, un po' seccato: «È la solita solfa. Sì, è il mio gatto, che c'è?» bofonchiò. «Ecco, un gatto… ma è un gatto che parla!» E il poeta: «Non sempre, però». Voltò pagina e un blank-verse citò riprendendo il discorso su Marlowe. Vico Acitillo: Indice Per informazioni, si prega contattare la direzione |