Vico Acitillo 124
Poetry Wave
 

La Biblioteca di Monsieur Teste


SENECIO

di Emilio Piccolo

Edizione cartacea del mese di gennaio 1983,
in trecento esemplati fuori commercio
numerati e firmati a mano.
Carta whitematt e copertina murillo rosso.
Officine grafiche del signor Augusto Velardi.
Edizioni Exit - Napoli


Caro Emilio,
mi è difficile, dinanzi a un testo come quello che hai approntato, rimanere immune da sensazioni private, per quanto astratte, ed esercitare un diritto alla critica, che lascio volentieri al censore di turno.
Posso dire che, se mi ha sorpreso, è solo perché esso ha lasciato riaffiorare alla memoria il ricordo di un luglio, per certi versi strano e strabiliante, che ritenevo perduto. Avrai certamente compreso che intendo alludere al luglio dell'80, quando sui Cantosdi Pound io e tu, per gioco o per altro, operammo con cancellature, bruciature, macchie di colori, come se il miglior fabbro, fossimo noi, e ne eravamo così sicuri che di mettere in discussione il nostro buon diritto ad esserlo ci apparve esitazione grossolana o, quanto meno, sintomo di astenia intellettuale.
Ho fra le mani il tuo testo: così come si presenta, esso mi appare la conclusione coerente di quanto ho ricordato prima e la prova che prima o poi (ed il tempo in questo senso è uno staccio dalle maglie assai fitte) le idee fornite di sufficiente autonomia (ma analogamente accade per persone, affetti ed altro) possono fare a meno dei cascami, prorvisori e superflui, con cui la prima volta si presentano alla nostra attenzione.
In effetti, ora i nostri Cantos mi risultano semplicemente un lavoro preparatorio a quanto, per conto tuo, hai compiuto sui versi di T. S. Eliot, non fosse altro perché sei arrivato a comprendere che bruciare lEnorme Tragedia del Sogno è solo l'ultimo gesto consentito al letterato e che, se si vuole andare oltre, o bisogna bruciare l'universo, compresi se stessi (ma cio è evidentemente impossibile) o, più concretamente, riappropriarsi di esso.
E' quello, mi pare, che tu intendi fare, innestando su e nel corpus del The love song of J. Alfred Prufrock e del Portrait of Lady fermenti verbali ferocemente tuoi, e non solo nel senso che potrebbero emergere da un quotidiano raddoppiato nella finzione della scrittura, non importa se poetica o no, ma anche in quello che è esclusivamente tua, e nostra, di questi anni da collasso, l'impotenza che è visibile al di sotto del furore con cui, dopo aver rinunciato a bruciature e cancellature, che possono sì modificare un testo di poesia, ma non modificano il mondo, aggredisci il verbale con il tuo verbale, ma solo per riaffermarne la distanza, dopo averla) per un istante, annullata.
Cosa questa che, bruciando o cancellando, è senza dubbio, negli effetti, scarsamente praticabile, a meno che non si voglia continuare a baloccarsi con operazioni, capaci ormai solo di comunicare al mondo l'esistenza dell'operatore culturale di turno.
Mi sembra, in ogni caso, di poter escludere da tutto ciò intenti restaurativi o di ritorni nostalgicisulla terra, non foss'altro perché la terra non è più quella di anni fa e l'unico atteggiamento lecito è quello dell'alieno alle prese con una civiltà sconosciuta e con linguaggi, verbali e no, che hanno per lui la stessa consistenza e funzione che per me la partitura di un melodramma.
D'altronde, quanto più questa città incredibile in cui viviamo (ma non è ogni citta incredibile) diventa simile a un mercato dove merci della più svariata natura e prezzo si vendono allo stesso modo e dove è anche possibile vendere nulla o tutto, tanto più diventa urgente scrollarsi di dosso il pregiudizio che abbiamo ancora qualcosa da dire (e a chi, poi) sia la pretesa volontaristica di dirlo, e incominciare a riappropriarsi di tutto.
Per non morire, come Elisabetta Saini, alla quale tu dedichi il tuo Senecio e il cui suicidio, improvviso e discreto, non puo averci turbato, solo perché amica e partecipe dei nostri stessi astratti furori.
Del resto, credimi, Emilio, non saremo noi a mutare il significato delle cose, né le cose stesse, nemmeno se ci decidiamo ad essere tutti i nomi della storia e a lasciar perdere il diritto d'autore, nostro e altrui, sulla vita, e sui suoi prodotti.
In questo senso Senecio mi appare significativo e mi trovi d'accordo quando dici che la sua dedica ad Elisabetta, di cui ho saputo da Pietro P. Daniele che stai curando la pubblicazione di alcune cose, ne è parte integrante, se non ne è, me lo permetti?, addirittura il pretesto.
Non saprei scriverti altro: sensazioni forse, impressioni, trasalimenti impercettibili dinanzi all'analogia tra il tuo testo e qualcosa che, qua e la, avverto di aver vissuto anch'io, I'inquietudine che mi dà il titolo, forse troppo emblematico. Null'altro.
                                                           Luciana Morelli


per Elisabetta Saini (1956-1982) morta suicida

Or puoi la quantitate
comprender dell'amor che a te mi scalda,
quando dismento nostra vanitate,
trattando l'ombre come cosa salda.
Dante, Purg. XXI, 133-136



S'io credesse che mia risposta fosse a persona
che mai tornasse al mondo,
questa fiamma starìa senza più scosse.
Ma perciocché giammai di questo fondo
non tornò vivo alcun, s'i'odo il vero,
senza tema d'infamia ti rispondo.
 

I

Allora, parliamo, tu ed io,
quando il mattino si stende contro il cielo
come un paziente eterizzato disteso su una tavola
parliamo, in certe strade semideserte,
mormoranti ricoveri
di notti insonni in alberghi a ore a poco prezzo
e ristoranti pieni di camerieri e gusci d'ostriche;
strade che si succedono come un tedioso argomento
con l'insidioso proposito
di condurti a risoluzioni che inquietano..:
oh, non chiedere Cosa?
andiamo a fare la nostra lezione.

Nei corridoi gli alunni vanno e vengono
parlando di integrali e di Dante.

E di sicuro ci sarà tempo
per il telefono che squilla senza risposta;
ci sarà tempo, ci sarà tempo
per prepararti una faccia per incontrare le facce che incontri;
ci sarà tempo per mangiare e fumare
e tempo per tutte le opere e i giorni delle mani
che sollevano e lasciano cadere una domanda fra le tue cosce;
tempo per te e tempo per gli altri
e tempo anche per cento indecisioni
e per cento visioni e revisioni
prima di prendere un caffé durante l'intervallo.

Nei corridoi gli alunni vanno e vengono
parlando di integrali e di Dante.

Ma, fra la pioggia e il vento di un mattino di dicembre,
tu lasci che la scena si accomodi da sola e cosí sembrerà con un
Ti ho riservato questo mattino
e quattro piante nella stanza in ombra,
quattro macchie d'ombra sulla parete,
un'atmosfera da tomba di Emma Bovary
pronta per tutte le cose da non dire, o lasciate non dette.
Noi stiamo, diciamolo, ad ascoltare l'ultimo Strauss
trasmetterci le Metamorfosi con il vinile di un disco senza graffi.
Cosí scorvolgente, questo Strauss, che penso la sua anima
dovrebbe farsi risorgere solo fra amanti
che preferiscano tacere e non tocchino il fiore
già sgualcito e discusso nelle sale da concerto.
E cosí la conversazione scivola
fra velleità e rimpianti con grazia contenuti
in mezzo a toni lievi di violini
e ricomincia.

E di sicuro ci sarà tempo di chiedere
Perché ho osato? e Perché ho osato?
tempo di volgere il capo e scendere le scale
con capelli grigi in mezzo ai miei capelli
(dice Come diventano grigi i tuoi capelli )
con il mio viso per la mattina, con il pullover che copre le mani
e l'eskimo un pò logoro, ma ancora pronto per tutte le occasioni
(dice: Come diventa malleabile la vita dopo averla vissuta)
Ho osato
turbare l'universo
In un attimo solo c'è tempo
per decisioni e revisioni che un attimo solo invertirà.

Tu non lo sai quanto la tua amicizia voglia dire per me,
e quanto raro, quanto raro e strano sia per me trovare
in una vita fatta di tante avversità e di tanti scopi
(Perché davvero non mi piace... lo sapevi? Non sei cieco!
E come sei acuto!)
poter trovare un amico che abbia le tue qualità,
che abbia, e dia le qualità sulle quali l'amicizia vive.
Quanto per me significhi che io te lo ripeta
senza la tua amicizia
che angoscia la vita! )

Ma io già tutte le ho conosciute, conosciute tutte:
ho conosciuto le sere, le mattine, i pomeriggi,
ho misurato la mia vita con cucchiaini di caffé
conosco le voci che muoiono con un morente declino
sotto la musica giunta da una stanza più lontana.
Cosí, come ho potuto rischiare?

E ho conosciuto tutti gli occhi, conosciuti tutti,
gli occhi che ti fissano in una frase formulata,
e quando sono formulato, appuntato ad uno spillo,
quando sono trafitto da uno spillo e mi dibatto sul muro,
come potrei ancora ricominciare
e sputare fuori tutti i mozziconi dei miei giorni
e delle mle abitudini?
Come ho potuto rischiare?

Nei corridoi gli alunni vanno e vengono
parlando di integrali e di Dante.

II

Ora che Natale si avvicina
lei tiene un ciondolo appeso al collo
e lo contorce fra le dita, parlando.
Ah, tu non lo sai, tu non lo sai
cos'è la vita, tu che la tieni tra,le mani.
Ma sei crudele, non hai alcun rimorso
e sorridi alle situazioni che non puoi vedere.
Io taccio, naturalmente e continuo a bere il caffé.

Eppure, in questi mattini di dicembre, che in qualche modo
racchiudono la mia vita sepolta, e Napoli dopo il terremoto,
mi sento finalmente tranquilla, dopo tutto trovo
che nel mondo c'è posto per tutto e per tutti.
E la voce ritorna all'insolente stonatura
di un violino spezzato in un mattino d'inverno:
Io sono sempre sicura che comprendi
ogni mio sentimento, sono sempre sicura che lo senti
e mi tendi la mano, nonostante il male che ti ho fatto.

Ti ammiro sai, non hai il tallone d'Achille.
Andrai avanti, e quando avrai prevalso potrai dire:
qui molti hanno fallito.
Ma cosa mai posseggo, cosa posseggo
da poterti donare, e cosa puoi ricevere da me?
Nient'altro che amicizia e simpatia
da chi finalmente si è placato

Resterò qui, in questa casa, servendo la cena a... .

Prendo l'eskimo: come potrò fare ammenda
per quello che non ho detto? o detto di più?
Mi vedrete a scuola ogni mattina
a leggere Dante e a interrogare alunni.
Noto in particolare
uno dai capelli ricci che si dà a sbadigli,
un collega dalle mani a forma di corne,
una sedicenne che s'aggiusta.il collant. Mantengo il mio contegno,
e rimango padrone di me
fino al momento in cui la sua voce, stridula e stanca,
ripete un vecchio estenupato Buuuongiorno
con il profumo delle piante nella casa, richiamando
alla memoria cose che altri hanno senza destiderare.
Sono sbagliate o giuste queste idee?

Ma io ho già conosctiuto le braccia, conosciute tutte,
le braccia ingioielltate e bianche e nude
(ma alla luce clii una lampada avvilite
da una leggera peluria bruna!).
E' il profumo che viene da un vestito
che mi fa divagare a questo modo?
Braccia appoggiate a una cattedra o avvolte in un pullover!
Come ho potuto rischiare, allora?
Come potrei ricominciare?

Nei corridoi gli alunni vanno e vengono
parlando di integrali e di Dante.

E il pomeriggio, la sera, dorme cosí tranquillamente!
lisciata da mani senza simpatia
addormentata... stanca. . . o gioca a fare l'amore,
sdraiata qui sul pavimento, qui fra me e lui.
Potrei, dopo la mozzarella in carrozza e il caffé,
avere la forza di forzare il momento alla sua crisi?
Ma sebbene abbia pianto e digiunato, pianto e pregato,
sebbene abbia visto il mio capo
(che comincia un po' a perdere i capelli)
portato su un vassoio,
io non sono un profeta, e non ha molta importanza;
ho visto vacillare il momento della mia grandezza
e ho visto l'altro reggere il mio eskimo ghignando,
e, a farla breve, ho avuto paura.

E ne sarebbe valsa la pena, dopo tutto,
dopo i frutti di mare, il caffé e l'amaro
e fra i camerieri e qualche chiacchiera fra te e me,
ne sarebbe valsa la pena d'affrontare il problema sorridendo,
di comprimere tutto il seno in una mano
e di farlo rotolare verso una domanda che opprime, di dire:
Io sono Lazzaro, vengo dal regno dei vivi,
torno per dirvi tutto, vi diò tutto
se uno, forzandole te natiche con il pene,
dicesse: Non è per niente questo che volevo dire.
Non è questo, per niente.

E ne sarebbe valsa la pena, dopo tutto,
ne sarebbe valsa la pena,
dopo i mattini e le aule e il pene spruzzato di caffé,
dopo le poesie, dopo le telefonate, dopo gli orecchini
dimenticati fra le lenzuola
E questo, e tante altre cose?
E' impossibile dire ciò che intendo!
Ma come se una lanterna magica
proiettasse il disegno dei nervi su una lavagna
ne sarebbe valsa la pena
se uno, mettendole un cuscino sulla bocca,
e volgendosi verso la finestra, dicesse:
Non è per niente questo,
non è per niente questo che volevo dire.

Nei corridoi gli alunni vanno e vengono
parlando di integrali e di Dante.

III

La sera di dicembre discende; tornando come prima
se si esclude quasi un leggero senso di malessere
salgo le scale e giro la maniglia, ed ho la sensazione
di essere salito, strisciando sulle mani
e sui ginocchi: E cosí rimani in città; e quando
pensi di andartene?Ma è una domanda inutile,
difficilmente saprai quando parti
e non hai molte cosi da imparare.
Il mio sorriso cade pesantemene in mezzo alle sue gambe.

Forse potrai scrivere di me
La mia padronanza di me s'accende per un attimo.
Questo non me l'aspettavo per davvero.
Ultimamente me lo chiedevo spesso
(ma i nostri inizi non sanno mai quale sarà la fine!)
perché non siamo stati solo amici.
Mi sento come uno che sorrida, e volgendosi noti all'improvviso
la sua espressione riflessa in uno specchio.
La mia padronanza si spegne; noi siamo veramente al buio.

Perché tutti l'avevano detto, tutti i nostri amici,
erano tutti sicuri che i nostri sentimenti si accordassero
cosí intimamente! Anche per me è difficile capire.
Ora dobbiamo lasciare al destino queste cose.
In tutti i casi, scriverai di me.
Forse non è troppo tardi.
Resterò, qui, in questa casa, servendo la cena la...

No! Io non sono il Principe Amleto, né ero destinato ad esserlo;
io sono un cortigiano, sono uno
utile forse a ingrossare un corteo, a dar l'avvio ad una scena o due,
ad avvisare il principe; uno strumento facile, di certo,
deferente, felice di mostrarsi utile,
prudente, cauto, meticoloso, pieno di nobili sentenze,
ma un po' ottuso e talvolta, in verità, quasi ridicolo
e quasi, a volte, il Buffone.

Divento vecchio... divento vecchio...
Porterò i pantaloni arrotolati in fondo.
Dividerò i miei capelli sulla nuca? Avrò il coraggio di mangiare
una pesca e di portare i pantaloni di flanella bianca?
E devo approfittare d'ogni forma mutevole se voglio
trovare l'espressione... ballare, ballare
come un orso ballerino,
strillare come un pappagallo, schiamazzare come una scimmia.
Andiamo a prendere aria, dopo l'estasi di whisky.
 

Bene! E cosa accadrebbe su un pomeriggio morisse,
se lei morisse e mi lasciasse qui seduto con la penna in mano,
pieno di dubbio, per un certo tempo
senza sapere cosa provo o se comprendo
né se sia saggio o pazzo, in ritardo o in anticipo...
non avrebbe la meglio, dopo tutte?
Questa musica trova il tono giusto con un morendo
ora che noi parliamo di morire.

E avrei il diritto?

Nei corridoi gli alunni vanno e vengono
parlando di integrali e di Dante.


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