La Biblioteca di Monsieur Teste
Edizione
cartacea del mese di gennaio 1983,
in trecento
esemplati fuori commercio
numerati
e firmati a mano.
Carta
whitematt e copertina murillo rosso.
Officine
grafiche del signor Augusto Velardi.
Edizioni
Exit
-
Napoli
Caro Emilio,
mi è
difficile, dinanzi a un testo come quello che hai approntato, rimanere
immune da sensazioni private, per quanto astratte, ed esercitare un diritto
alla critica, che lascio volentieri al censore di turno.
Posso dire
che, se mi ha sorpreso, è solo perché esso ha lasciato riaffiorare
alla memoria il ricordo di un luglio, per certi versi strano e strabiliante,
che ritenevo perduto. Avrai certamente compreso che intendo alludere al
luglio dell'80, quando sui Cantosdi Pound io e tu, per gioco o per
altro, operammo con cancellature, bruciature, macchie di colori, come se
il miglior fabbro, fossimo noi, e ne eravamo così sicuri che di
mettere in discussione il nostro buon diritto ad esserlo ci apparve esitazione
grossolana o, quanto meno, sintomo di astenia intellettuale.
Ho fra
le mani il tuo testo: così come si presenta, esso mi appare la conclusione
coerente di quanto ho ricordato prima e la prova che prima o poi (ed il
tempo in questo senso è uno staccio dalle maglie assai fitte) le
idee fornite di sufficiente autonomia (ma analogamente accade per persone,
affetti ed altro) possono fare a meno dei cascami, prorvisori e superflui,
con cui la prima volta si presentano alla nostra attenzione.
In effetti,
ora i nostri Cantos mi risultano semplicemente un lavoro preparatorio
a quanto, per conto tuo, hai compiuto sui versi di T. S. Eliot, non fosse
altro perché sei arrivato a comprendere che bruciare lEnorme
Tragedia del Sogno è solo l'ultimo gesto consentito al letterato
e che, se si vuole andare oltre, o bisogna bruciare l'universo, compresi
se stessi (ma cio è evidentemente impossibile) o, più concretamente,
riappropriarsi di esso.
E' quello,
mi pare, che tu intendi fare, innestando su e nel corpus del The love
song of J. Alfred Prufrock e del Portrait of Lady fermenti verbali
ferocemente tuoi, e non solo nel senso che potrebbero emergere da un quotidiano
raddoppiato nella finzione della scrittura, non importa se poetica o no,
ma anche in quello che è esclusivamente tua, e nostra, di questi
anni da collasso, l'impotenza che è visibile al di sotto del furore
con cui, dopo aver rinunciato a bruciature e cancellature, che possono
sì modificare un testo di poesia, ma non modificano il mondo, aggredisci
il verbale con il tuo verbale, ma solo per riaffermarne la distanza, dopo
averla) per un istante, annullata.
Cosa questa
che, bruciando o cancellando, è senza dubbio, negli effetti, scarsamente
praticabile, a meno che non si voglia continuare a baloccarsi con operazioni,
capaci ormai solo di comunicare al mondo l'esistenza dell'operatore culturale
di turno.
Mi sembra,
in ogni caso, di poter escludere da tutto ciò intenti restaurativi
o di ritorni nostalgicisulla terra, non foss'altro perché
la terra non è più quella di anni fa e l'unico atteggiamento
lecito è quello dell'alieno alle prese con una civiltà sconosciuta
e con linguaggi, verbali e no, che hanno per lui la stessa consistenza
e funzione che per me la partitura di un melodramma.
D'altronde,
quanto più questa città incredibile in cui viviamo (ma non
è ogni citta incredibile) diventa simile a un mercato dove merci
della più svariata natura e prezzo si vendono allo stesso modo e
dove è anche possibile vendere nulla o tutto, tanto più diventa
urgente scrollarsi di dosso il pregiudizio che abbiamo ancora qualcosa
da dire (e a chi, poi) sia la pretesa volontaristica di dirlo, e incominciare
a riappropriarsi di tutto.
Per non
morire, come Elisabetta Saini, alla quale tu dedichi il tuo Senecio e il
cui suicidio, improvviso e discreto, non puo averci turbato, solo perché
amica e partecipe dei nostri stessi astratti furori.
Del resto,
credimi, Emilio, non saremo noi a mutare il significato delle cose, né
le cose stesse, nemmeno se ci decidiamo ad essere tutti i nomi della storia
e a lasciar perdere il diritto d'autore, nostro e altrui, sulla vita, e
sui suoi prodotti.
In questo
senso Senecio mi appare significativo e mi trovi d'accordo quando
dici che la sua dedica ad Elisabetta, di cui ho saputo da Pietro P. Daniele
che stai curando la pubblicazione di alcune cose, ne è parte integrante,
se non ne è, me lo permetti?, addirittura il pretesto.
Non saprei
scriverti altro: sensazioni forse, impressioni, trasalimenti impercettibili
dinanzi all'analogia tra il tuo testo e qualcosa che, qua e la, avverto
di aver vissuto anch'io, I'inquietudine che mi dà il titolo, forse
troppo emblematico. Null'altro.
Luciana Morelli
per Elisabetta Saini (1956-1982) morta suicida
Or puoi
la quantitate
comprender
dell'amor che a te mi scalda,
quando
dismento nostra vanitate,
trattando
l'ombre come cosa salda.
Dante,
Purg. XXI, 133-136
I
Allora,
parliamo, tu ed io,
quando
il mattino si stende contro il cielo
come un
paziente eterizzato disteso su una tavola
parliamo,
in certe strade semideserte,
mormoranti
ricoveri
di notti
insonni in alberghi a ore a poco prezzo
e ristoranti
pieni di camerieri e gusci d'ostriche;
strade
che si succedono come un tedioso argomento
con l'insidioso
proposito
di condurti
a risoluzioni che inquietano..:
oh, non
chiedere
Cosa?
andiamo
a fare la nostra lezione.
Nei corridoi
gli alunni vanno e vengono
parlando
di integrali e di Dante.
E di sicuro
ci sarà tempo
per il
telefono che squilla senza risposta;
ci sarà
tempo, ci sarà tempo
per prepararti
una faccia per incontrare le facce che incontri;
ci sarà
tempo per mangiare e fumare
e tempo
per tutte le opere e i giorni delle mani
che sollevano
e lasciano cadere una domanda fra le tue cosce;
tempo per
te e tempo per gli altri
e tempo
anche per cento indecisioni
e per cento
visioni e revisioni
prima di
prendere un caffé durante l'intervallo.
Nei corridoi
gli alunni vanno e vengono
parlando
di integrali e di Dante.
Ma, fra
la pioggia e il vento di un mattino di dicembre,
tu lasci
che la scena si accomodi da sola e cosí sembrerà con
un
Ti ho
riservato questo mattino
e quattro
piante nella stanza in ombra,
quattro
macchie d'ombra sulla parete,
un'atmosfera
da tomba di Emma Bovary
pronta
per tutte le cose da non dire, o lasciate non dette.
Noi stiamo,
diciamolo, ad ascoltare l'ultimo Strauss
trasmetterci
le Metamorfosi con il vinile di un disco senza graffi.
Cosí
scorvolgente, questo Strauss, che penso la sua anima
dovrebbe
farsi risorgere solo fra amanti
che
preferiscano tacere e non tocchino il fiore
già
sgualcito e discusso nelle sale da concerto.
E cosí
la conversazione scivola
fra velleità
e rimpianti con grazia contenuti
in mezzo
a toni lievi di violini
e ricomincia.
E di sicuro
ci sarà tempo di chiedere
Perché
ho osato? e Perché ho osato?
tempo di
volgere il capo e scendere le scale
con capelli
grigi in mezzo ai miei capelli
(dice Come
diventano grigi i tuoi capelli )
con il
mio viso per la mattina, con il pullover che copre le mani
e l'eskimo
un pò logoro, ma ancora pronto per tutte le occasioni
(dice:
Come diventa malleabile la vita dopo averla vissuta)
Ho osato
turbare
l'universo
In un attimo
solo c'è tempo
per decisioni
e revisioni che un attimo solo invertirà.
Tu non
lo sai quanto la tua amicizia voglia dire per me,
e quanto
raro, quanto raro e strano sia per me trovare
in una
vita fatta di tante avversità e di tanti scopi
(Perché
davvero non mi piace... lo sapevi? Non sei cieco!
E come
sei acuto!)
poter
trovare un amico che abbia le tue qualità,
che
abbia, e dia le qualità sulle quali l'amicizia vive.
Quanto
per me significhi che io te lo ripeta
senza
la tua amicizia
che
angoscia la vita! )
Ma io già
tutte le ho conosciute, conosciute tutte:
ho conosciuto
le sere, le mattine, i pomeriggi,
ho misurato
la mia vita con cucchiaini di caffé
conosco
le voci che muoiono con un morente declino
sotto la
musica giunta da una stanza più lontana.
Cosí,
come ho potuto rischiare?
E ho conosciuto
tutti gli occhi, conosciuti tutti,
gli occhi
che ti fissano in una frase formulata,
e quando
sono formulato, appuntato ad uno spillo,
quando
sono trafitto da uno spillo e mi dibatto sul muro,
come potrei
ancora ricominciare
e sputare
fuori tutti i mozziconi dei miei giorni
e delle
mle abitudini?
Come ho
potuto rischiare?
Nei corridoi
gli alunni vanno e vengono
parlando
di integrali e di Dante.
II
Ora che
Natale si avvicina
lei tiene
un ciondolo appeso al collo
e lo contorce
fra le dita, parlando.
Ah,
tu non lo sai, tu non lo sai
cos'è
la vita, tu che la tieni tra,le mani.
Ma sei
crudele, non hai alcun rimorso
e sorridi
alle situazioni che non puoi vedere.
Io taccio,
naturalmente e continuo a bere il caffé.
Eppure,
in questi mattini di dicembre, che in qualche modo
racchiudono
la mia vita sepolta, e Napoli dopo il terremoto,
mi sento
finalmente tranquilla, dopo tutto trovo
che
nel mondo c'è posto per tutto e per tutti.
E la voce
ritorna all'insolente stonatura
di un violino
spezzato in un mattino d'inverno:
Io sono
sempre sicura che comprendi
ogni
mio sentimento, sono sempre sicura che lo senti
e mi
tendi la mano, nonostante il male che ti ho fatto.
Ti ammiro
sai, non hai il tallone d'Achille.
Andrai
avanti, e quando avrai prevalso potrai dire:
qui
molti hanno fallito.
Ma cosa
mai posseggo, cosa posseggo
da poterti
donare, e cosa puoi ricevere da me?
Nient'altro
che amicizia e simpatia
da chi
finalmente si è placato
Resterò qui, in questa casa, servendo la cena a... .
Prendo l'eskimo:
come potrò fare ammenda
per quello
che non ho detto? o detto di più?
Mi vedrete
a scuola ogni mattina
a leggere
Dante e a interrogare alunni.
Noto in
particolare
uno dai
capelli ricci che si dà a sbadigli,
un collega
dalle mani a forma di corne,
una sedicenne
che s'aggiusta.il collant. Mantengo il mio contegno,
e rimango
padrone di me
fino al
momento in cui la sua voce, stridula e stanca,
ripete
un vecchio estenupato Buuuongiorno
con il
profumo delle piante nella casa, richiamando
alla memoria
cose che altri hanno senza destiderare.
Sono sbagliate
o giuste queste idee?
Ma io ho
già conosctiuto le braccia, conosciute tutte,
le braccia
ingioielltate e bianche e nude
(ma alla
luce clii una lampada avvilite
da una
leggera peluria bruna!).
E' il profumo
che viene da un vestito
che mi
fa divagare a questo modo?
Braccia
appoggiate a una cattedra o avvolte in un pullover!
Come ho
potuto rischiare, allora?
Come potrei
ricominciare?
Nei corridoi
gli alunni vanno e vengono
parlando
di integrali e di Dante.
E il pomeriggio,
la sera, dorme cosí tranquillamente!
lisciata
da mani senza simpatia
addormentata...
stanca. . . o gioca a fare l'amore,
sdraiata
qui sul pavimento, qui fra me e lui.
Potrei,
dopo la mozzarella in carrozza e il caffé,
avere la
forza di forzare il momento alla sua crisi?
Ma sebbene
abbia pianto e digiunato, pianto e pregato,
sebbene
abbia visto il mio capo
(che comincia
un po' a perdere i capelli)
portato
su un vassoio,
io non
sono un profeta, e non ha molta importanza;
ho visto
vacillare il momento della mia grandezza
e ho visto
l'altro reggere il mio eskimo ghignando,
e, a farla
breve, ho avuto paura.
E ne sarebbe
valsa la pena, dopo tutto,
dopo i
frutti di mare, il caffé e l'amaro
e fra i
camerieri e qualche chiacchiera fra te e me,
ne sarebbe
valsa la pena d'affrontare il problema sorridendo,
di comprimere
tutto il seno in una mano
e di farlo
rotolare verso una domanda che opprime, di dire:
Io sono
Lazzaro, vengo dal regno dei vivi,
torno
per dirvi tutto, vi diò tutto
se uno,
forzandole te natiche con il pene,
dicesse:
Non è per niente questo che volevo dire.
Non
è questo, per niente.
E ne sarebbe
valsa la pena, dopo tutto,
ne sarebbe
valsa la pena,
dopo i
mattini e le aule e il pene spruzzato di caffé,
dopo le
poesie, dopo le telefonate, dopo gli orecchini
dimenticati
fra le lenzuola
E questo,
e tante altre cose?
E' impossibile
dire ciò che intendo!
Ma come
se una lanterna magica
proiettasse
il disegno dei nervi su una lavagna
ne sarebbe
valsa la pena
se uno,
mettendole un cuscino sulla bocca,
e volgendosi
verso la finestra, dicesse:
Non
è per niente questo,
non
è per niente questo che volevo dire.
Nei corridoi
gli alunni vanno e vengono
parlando
di integrali e di Dante.
III
La sera
di dicembre discende; tornando come prima
se si esclude
quasi un leggero senso di malessere
salgo le
scale e giro la maniglia, ed ho la sensazione
di essere
salito, strisciando sulle mani
e sui ginocchi:
E
cosí rimani in città; e quando
pensi
di andartene?Ma è una domanda inutile,
difficilmente
saprai quando parti
e non
hai molte cosi da imparare.
Il mio
sorriso cade pesantemene in mezzo alle sue gambe.
Forse
potrai scrivere di me
La mia
padronanza di me s'accende per un attimo.
Questo
non me l'aspettavo per davvero.
Ultimamente
me lo chiedevo spesso
(ma
i nostri inizi non sanno mai quale sarà la fine!)
perché
non siamo stati solo amici.
Mi sento
come uno che sorrida, e volgendosi noti all'improvviso
la sua
espressione riflessa in uno specchio.
La mia
padronanza si spegne; noi siamo veramente al buio.
Perché
tutti l'avevano detto, tutti i nostri amici,
erano
tutti sicuri che i nostri sentimenti si accordassero
cosí
intimamente! Anche per me è difficile capire.
Ora
dobbiamo lasciare al destino queste cose.
In tutti
i casi, scriverai di me.
Forse
non è troppo tardi.
Resterò,
qui, in questa casa, servendo la cena la...
No! Io non
sono il Principe Amleto, né ero destinato ad esserlo;
io sono
un cortigiano, sono uno
utile forse
a ingrossare un corteo, a dar l'avvio ad una scena o due,
ad avvisare
il principe; uno strumento facile, di certo,
deferente,
felice di mostrarsi utile,
prudente,
cauto, meticoloso, pieno di nobili sentenze,
ma un po'
ottuso e talvolta, in verità, quasi ridicolo
e quasi,
a volte, il Buffone.
Divento
vecchio... divento vecchio...
Porterò
i pantaloni arrotolati in fondo.
Dividerò
i miei capelli sulla nuca? Avrò il coraggio di mangiare
una pesca
e di portare i pantaloni di flanella bianca?
E devo
approfittare d'ogni forma mutevole se voglio
trovare
l'espressione... ballare, ballare
come un
orso ballerino,
strillare
come un pappagallo, schiamazzare come una scimmia.
Andiamo
a prendere aria, dopo l'estasi di whisky.
Bene! E
cosa accadrebbe su un pomeriggio morisse,
se lei
morisse e mi lasciasse qui seduto con la penna in mano,
pieno di
dubbio, per un certo tempo
senza sapere
cosa provo o se comprendo
né
se sia saggio o pazzo, in ritardo o in anticipo...
non avrebbe
la meglio, dopo tutte?
Questa
musica trova il tono giusto con un morendo
ora che
noi parliamo di morire.
E avrei il diritto?
Nei corridoi
gli alunni vanno e vengono
parlando
di integrali e di Dante.