I libri
- belli, brutti, semplici, complessi, inventati, copiati - che si
rimandano gli uni con gli altri, che si confrontano, si elidono, alla fine
dei conti sono stelle cadenti, oggetti
alla deriva e, buon per loro, acquistano, grazie alla forma consueta, alla
funzione scontata (sconti
o non sconti), una dignità che non meritano. Tutto sommato,
fingono di essere qualcosa di necessario ad una specie che ha paura di
farne a meno, come per
i sogni, gli incubi, le previsioni del tempo, i figli, i viaggi, le cose
più scontate (svendita
o non svendita, fa lo stesso), di questo pianeta. I testi
della Biblioteca di Monsieur Teste
sono, invece, innanzitutto, oggetti (oggetti al quadrato) e vivono
soltanto di questa loro fisicità, non pretendono di contenere messaggi, né
evidenti né in bottiglia, ma soltanto immagini, ritmi, arrangiamenti,
percorsi di esistente. Sono strumenti
di pura rilevazione dell'energia mentale e vitale della specie, sono contenuti
ad alto tasso di instabilità, senza sicurezze tipologiche. Sono oggetti
con uno, due o tre padri (una poesia con due padri è blasfema come
una coppia di ermafroditi) con una
sola domanda monotona: