Decise allora di non essere un'interfaccia di quel meccanismo, decise di interrompere la comunicazione, di essere un cortocircuito vivente. Così incominció ad aggirarsi apparentemente distratto per il campo, ma in realtá ben vigile, attento a non raccogliere nessun segnale proveniente dagli altri rossoneri né, tantomeno, ad inviarne. Doti di preveggenza certo non gli mancavano. Non a torto egli vedeva nei compagni potenziali agenti del capitale; in quella fucina si formeranno infatti i Baresi, i Tassotti, l'ossatura di quella macchina produttrice di immaginario di dedizione e di etica del lavoro che sará il Milan dei grandi trionfi.
Non mancava inoltre di diffidare dell'ala progressista dello spogliatoio: per tagliar corto rifiutó ogni subdolo invito del portiere Terraneo che, sotto forma di lunghi lanci, gli suggeriva la partecipazione al gioco. Così anche a Milanello smise di parlare con chicchessia.
Divenne allora invisibile, impossibile da rappresentare in funzione del legame sociale; una vera mina vagante pronta a riaffiorare ogni Domenica in modo inaspettato, con un gesto inconsulto che spezzava la gelida normalitá del sistema-calcio. Questo autentico rivoluzionario puntó tutto sull'autovalorizzazione, creandosi una nicchia di libertá fondata sulla sistematica sottrazione di ricchezza al ciclo della valorizzazione.
Non si hanno più notizie, ma io immagino questo territorio come un luogo del tempo spezzato, uno spazio in movimento tra Brixton e i Caraibi dove ancor oggi qualcuno costruisce sapere e relazione. Lì il piacere ha più senso della rinuncia, in funzione di un progetto estraneo alla felicitá. Forse il solo ritmo reggae della natia Giamaica detta il tempo di vita nell'intersitzio in cui si gettano le fondamenta della rivoluzione.
Lutero,
il bombardiere nero, uno di noi.