E’ questa antinomia tra la mia facilità profonda e la mia difficoltà esterna a creare il tormento di cui muoio.
La vera libertà è nera e si identifica immancabilmente con la libertà sessuale, anch’essa nera senza che se ne sappia bene il perché.
Que mes phrases sonnent les français ou le papou c’est exactement ce dont je me fous.
Tutte le
nostre idee sulla vita devono essere riesaminate, in un’epoca in cui niente
aderisce più alla vita.
Dunque c’è qualcosa che distrugge il mio pensiero; un qualcosa che non mi impedisce di essere ciò che potrei essere, ma che mi lascia, se posso dire, in sospeso. Un qualcosa di furtivo che mi toglie le parole che ho trovato, che fa diminuire la mia tensione mentale, che distrugge man mano nella sua sostanza la massa del mio pensiero, che mi toglie persino il ricordo dei giri di frase con cui ci si esprime e che traducono con esattezza le modulazioni più inseparabili, più localizzate, più esistenti del pensiero.
La cosa veramente diabolica e autenticamente maledetta della nostra epoca, è l’attardarsi sulle forme artistiche, invece di sentirsi come condannati al rogo che facciano segni attraverso le fiamme.
Quel che avete preso per la mia opera era solo lo scarto di me stesso, raschiature dell’anima non accolte dall’uomo normale.
Sono davvero LOCALIZZATO, e se dico che sono LOCALIZZATO dai miei termini è perché non li ritengo validi nel mio pensiero. Sono davvero paralizzato dai miei termini, da un susseguirsi di terminazioni. E per quanto in quei momenti il mio pensiero sia ALTROVE, posso solo farlo passare per quei termini, per quanto contraddittori, paralleli, equivoci possano essere, pena in quei momenti il cessare di pensare.
Che cos’è un Cristo? Il ventriglio di un nulla arrivato fino all’invisibile, ma sempre eroticamente propulsato.
Non si crede forse che ciò che distingue un uomo da un altro non vale che in un certo senso, su un certo piano, e ha l’aria di esser fatto per permetterci di riconoscerlo, e nient’altro?
Siamo un
unico magma,
occorre
rovesciare il problema.
Quel grido
che ho lanciato è un sogno.
Ma un sogno
che mangia il sogno.
Non vi è dentro, né spirito, né di fuori o coscienza, nient’altro che il corpo come lo si vede, un corpo che non smette di essere, anche quando cade l’occhio che vede.
E questo
corpo è un fatto.
Io.
La poesia
è molteplicità triturata e che restituisce fiamme.
le temps
ne fuit pas,
ni toi-même,
tout se
recentre, converge vers le dedans,
que se
passe-t-il alors?
Rien, convention
sur convention,
representation
appuyée sur convention et inversament,
mais en
réalité, rien...
E’ di cardinale
importanza che si abolisca il MONDO VERO. E’ esso che crea i grandi dubbi
e che diminuisce il valore del MONDO CHE SIAMO: è stato finora il
nostro più pericoloso attentato alla vita.
Quando dico:
Merda,
peto della mia verga,
(con tono
imprecatorio, quel peto, eruttando sotto i colpi di stivale della polizia),
quando
dico orrori della vita, solitudine di tutta la mia vita,
cacca,
segreta, veleno, GENIA DI MORTE,
scorbuto
di sete,
peste d’urgenza,
dio risponde
sull’Himalaya:
Dialettica
della scienza,
aritmetica
del tuo usufrutto, esistenza, dolore, osso raspato dello scheletro del
vivere contro Aziluth
al quale,
io,
io dico
ZUT.
Vi è
una vecchia faccenda di cui tutti parlano, parlano a se stessi, ma di cui
nessuno nella vita ordinaria vuole parlare pubblicamente, benché
capiti pubblicamente e in ogni istante nella vita ordinaria, e per una
specie di nauseabonda tartuferia generale, nessuno voglia confessare di
essersene reso conto, di averla vista e di averla vissuta. Questa faccenda
porta un nome: affatturamento generale, e tutti vi partecipano poco o tanto,
un giorno più l’altro meno, ma pretendendo di non saperlo, e volendo
nascondere a se stessi di parteciparvi una volta con l’inconscio una volta
col subconscio, e sempre più con tutta la coscienza. Lo scopo di
queste fatture è di impedire un’azione intrapresa da anni e che
consiste nell’uscir fuori da questo mondo che puzza e di farla finita con
questo mondo che puzza.
E anche
tu, superbo generale, peti. Ed è grave quando ci si vuol pensare.Perché
come conciliare la sublimità con l’abietto del corpo abituale?
Ebbene,
non vi è sublimità, ma l’abietto e l’abituale, ed è
tutto.
Nessuno
stato in cui si superi se stesso e a che cosa serve superarsi?
Mi piace
di più una sgualdrina senza fede né legge, che non è
nemmeno un sesso impazzito, ma invece tremante d’inerte, lo stato midollare
del sesso inerte, inerte e così cupamente contratto, inerte a furia
d’aver rinunciato a tutto ciò che compone la DIGNITA’
l’urgence
pressante
d’un besoin:
celui de
supprimer l’idée
l’idée
et son mythe
et de faire
régner à la place
la manifestation
tonnante
de cette
explosive necessité:
dilater
le corps de ma nuit interne
Est-ce qu’Artaud
se fout de la révolution? me fut-il demandé.
Je me fous
de la vôtre, pas de la mienne, répondis-je