La poesia
di Frasca si muove in un mondo allucinato, sospeso fra realtà e
fantasia,
in cui
gli uomini sono scoloriti automi, replicanti senza tempo e senza scopo,
votati
al degrado
fisico e spirituale. Dilaniato fra desiderio regressivo e orrore per tutto
ciò
che è indistinto, l'autore ci offre brandelli di un Io in fuga,
preda di ossessioni,
al limite
della psicosi. Ma su queste apocalittiche fondamenta, Frasca costruisce
un monumento
alla Forma, unica identità possibile. E
lo fa con una maestria tecnica
che forse
oggi, almeno in Italia, non ha pari. L'elaborazione
linguistica, retorica e metrica
di queste
poesie, in una dialettica continua fra tradizione e innovazione, realizza
un'incredibile
sintesi fra effetti di « pieno » barocco e di « vuoto
» beckettiano.
Un'afasia
spettacolare.
Gabriele
Frasca è nato a Napoli nel 1957.
Ha pubblicato
la raccolta di versi Rame
(Corpo io, Milano 1984), il romanzo Il fermo
volere
(Corpo
io, Milano 1987), i saggi Cascando. Tre studi
su Samuel Beckett (Liguori, Napoli 1988)
e La
furia della sintassi. La sestina in Italia
(Bibliopolis, Napoli 1992).
Excerptum I
tanto mi sfronda
amore e tanto arrendo
a caso sempre cadendo per scossi
arrivi o ruvide partenze e imprendo
tanto a dar perso il perso nei
rimossi
presenti che
porrei vita al morendo
tenue dei fiacchi se fiaccato
fossi
quasi che questo tempo che comprendo
passasse solo a scorícare
fossili
vado solvendo
i giorni in langue spire
e quelli per la fretta d'inseguire
semplici affetti inconsistenti
abbracci
che chiusi
intatti fra memorie ed ire
stringo nel dopo o impiglio dentro
i lacci
del corpo d'una bambola di stracci
Excerptum II
tutte le
notti uguali. in modo uguale.
in ogni
modo uguali. vanno. Appena
accolte.
colte dalla stessa lena.
lo stesso
furto. varino. non c'è male
che fermi,
non c'è peggio. solo tale
e quale
e così via. la stessa pena
di colpe
intatte. per l'unica scena
tratta.
o contratta. e in ogni modo eguale.
eppure
ancora porta. asporta. a volte.
a pezzi.
a brani. la memoria. un volto.
voci disperse.
in orbite raccolte.
questo
resta dei persi. ed è già molto.
se, il
tempo oscilla. in piccole rivolte
dove chi
è andato non è ancora assolto
La nostra,
più discreta, e privata, non ardisce esiti così rischiosi
e precari.
Non foss'altro
perchè un pizzico di mondana prudenza, e simulata mediocrità,
può
risparmiarci sberleffi e confortarci dell'altrui simpatìa.
Non foss'altro
perché ci può sempre capitare di incontrare all'angolo della
strada
il cappello
di Ceronetti o l'ectoplasma di Emilio Villa.
Del resto,
la favola dell'imperatore nudo è troppo nota per essere qui ricordata.
Di exegi
monumentum aere perennius e di zitelle in
odore di nobel
sono piene
le italiche lettere.
Con piacere
aggiungiamo un altro nome alla lista.
Pécuchet è d'accordo!