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Electronic Center of Arts diretto da Emilio Piccolo e Antonio Spagnuolo Calamus: almanacco di poesia Mario M. Gabriele |
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Le amiche di Hamlet Jenny parla del passato come fosse un repertorio di misteri Non vengono più le damine della San Vincenzo Le amiche di Hamlet I Siamo le amiche di Hamlet. Le sue ansie e i tormenti
sono i nostri tormenti
e le vostre ansie.
Veniamo dal New England
per un “canto d’amore”.
Ci siamo fermate in un
cottage
con le finestre che si
aprono ad ovest
e le stanze vuote di
arredi
dove c’è sempre
qualcuno
che lascia biglietti
d’addio e metà della sua vita.
Veniamo per un “canto
d’amore”.
Siamo Laura, Ellen ed
Elisabbeth
e fare questo viaggio
è una vera imprudenza.
Conosciamo fanciulle
nelle nostre contee
che coltivano amori come
gardenie
e non hanno paura del
giorno che viene
e sono anni che più
non leggiamo Melville e Osborne
perchè la giovinezza
è una storia che non ci appartiene.
Eravamo le più
belle orchidee
dall’Outer Ring alle
contee.
II
I nostri silenzi sono i vostri silenzi. Siamo le amiche di Hamlet.
La signorina Collins,
che ci ha accolto con
un sorriso
e un brandy chèrmes,
ripete da sempre che
il nulla
è la vera sfera
del mondo
e non bastano sogni e
illusioni
per allontanare le nostre
ansie e le vostre paure.
Veniamo da una stagione
d’uccelli di passo,
tra gente che muore con
garbo e silenzio,
e ci fermiamo stasera
dai Becket
per un “canto d’amore”
qui a Firenze.
Sappiamo che è
stato difficile
lasciare la casa e il
quartiere
e affrontare un nuovo
cammino
per strade di frane e
assassini
rischiando la vita per
niente.
Siamo le amiche di Hamlet
e i nostri silenzi sono
i vostri silenzi
e non abbiamo risposte
da dare
neppure a noi stesse.
III
Veniamo da un lungo viaggio e siamo nella casa dei
Becket
dove tra un ciarlare
e un brandy chèrmes
s’è un poco sbagliato
parlando della vita
perchè è
un discorso che non trova risposte
e nessuno può
darci una mano
neppure gli amici rimasti
nel Wessex
a leggere Durrell e O’Neill.
Siamo le amiche di Hamlet
e le sue ansie e i tormenti
sono i nostri tormenti
e le vostre ansie.
Da quando abbiamo attraversato
città e paesi,
non c’è nessuna
di noi che creda ad un raggio di sole
perché sappiamo
assai bene
che questo viaggio
è
una vera imprudenza
e non bastano amici discreti
a farci sognare un domani
sereno.
Eravamo le più
belle orchidee
dall’Outer Ring alle
contee.
IV
Siamo Laura, Ellen ed Elisabeth venute a fare domande
che si fanno da anni
e da sempre:
why our lovers are gone, and no ships will
ever bring them home again!
(perchè i nostri
amori sono andati via
e nessuna nave li riporterà
a casa ancora!).
I nostri silenzi sono i vostri silenzi. Le vostre ansie sono
le nostre paure.
Siamo Laura, Ellen ed Elisabeth, le amiche di Hamlet,
e la nostra gaiezza si
è spenta col tempo
e non serve qui ricordare
perché è
meglio non fare domande
su ciò che non
sappiamo o conosciamo
in questo “canto d’amore”,
non importa se di vita
o anche di morte.
V Il nostro è un lungo viaggio che non ha appunti e
diari
e neppure le pagine del
tempo passato.
Lo sa bene padre Brown che scruta nell’anima per pulirci i peccati,
e non abbiamo mani per
pregare,
né fonti dove
bere,
né un domani per
sperare.
Da quando siamo qui, andiamo dove meglio si
brucia la sera
e si sopporta tranquille
un brandy o un caffè,
sicure che da questo
viaggio
non ricaveremo un bel
niente.
Di certo non resteremo
dai Becket
sognando le bianche scogliere
delle contee.
Siamo le amiche di Hamlet.
Jenny parla del passato come fosse un repertorio di misteri Mancano piccoli dettagli per decifrare i papiri
del Mar Morto,
trovare il luogo dove
si è arenata l’Arca di Noè
e dove stavano una volta
i giardini pensili.
Carol e Jodie erano due ragazze così graziose che non amavano il buio
della notte,
né la polvere
dei millenni.
Per la vostra dolce e santa morte, vi ricorderemo con affetto,
oh miti fanciulle del Middle West
che non lasciaste passare
un giorno
senza leggere Dos Passos
ed Hemingway.
Qui il colore del cielo è quello azzurro dei vostri cappellini. Non vengono più le damine della San Vincenzo La carità è lasciata nell’androne o sotto porta. Dal pulpito del convento Padre Lee parla della musica che
sta nell’universo
come l’armonia che è
nella Chàrtula delle Laudes Dei.
Da quando la tristezza si è fatta greve chi l’ha più visto
il sole nell’inverno!
Bisogna crederci nei miracoli, nell’acqua santa di San
Giovanni
oh signora Vivien e Mister
Ramsey!
da:
Bouquet, Nuova Letteratura, 2002
Edizione
Fuori Commercio, Via Lombardia 89, 86100 Campobasso
Mario M. Gabriele, poeta e saggista, ha fondato il Premio Nuovo Molise nel 1978 e nel 1980 la rivista “Nuova letteratura”. Per la poesia ha pubblicato “Arsura” (1972), “La liana” (1975), “Il cerchio di fuoco” (1976), “Astuccio da cherubino” (1978), “Carte della città segreta” (1982), “Il giro del lazzaretto” (1985), “Moviola d’inverno” (1992), “Le finestre di Magritte” (2000), “Bouquet” (2002). Ha pubblicato saggi ed antologie: Poeti del Molise, (1981), La poesia nel Molise (1981), Il segno e la metamorfosi (1987), Poeti molisani tra rinnovamento, tradizione e trasgressione (1988), Giose Rimanelli: da Alien Cantica a Sonetti per Joseph, passando per Detroit Blues (1999), la dialettica esistenziale nella poesia classica e contemporanea (2000), Carlo Felice Colucci – Poesie 1960-2001 (2001), La poesia di Gennaro Morra (2002). E’ presente in “Poeti nuovi” (1974), con una critica di Giorgio Bàrberi Squarotti, “Febbre, furore e fiele”, di Giseppe Zagarrio, “Poesia del novecento Italiano” di Vittoriano Esposito, “Progetto edi curva e volo” dio Domenico Cara, “I luoghi dell’incontro” di Simonetta Venturi. Di lui fra gli altri : Rea, Vicari, Squarotti,
Spaziani, Zagarrio, Fontanella, Gio Ferri, Rimanelli, Bettarini, Salveti,
Colucci, Lanuzza, Jovine, Martelli, Faralli, D’Episcopo con recensioni,
saggi, elzeviri o prefazioni.
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