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Vico
Acitillo 124
Poetry Wave Almanacco della poesia: I testi Giovanna
Frene
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1. Rischiarato cielo della mia infanzia
Rischiarato
cielo della mia infanzia
a te rendo
defunzione e sepoltura. Sotto queste mura
inermi
vago la notte fantasma fra i fantasmi. Essendo
che il
principio di tutto è la fine di tutto, essendo io
se non
sillaba o bagliore improvviso nella stanza degli
oggetti,
essendo di terra la passione e le cose di fuoco, essendo
io vivente
o morente,
date tregua,
o sensi,
al mio intelletto, togliete dalla mia
visione
l’estasi apparente, svestite la mia
memoria.
Sia gloria la cielo celebrato della mia
infanzia,
dove io, denudato spettro, sarò
sepolta,
imbalsamato
il sesso,
imbalsamata
la ragione.
Dalla raccolta Immagine di voce, Antonio Facchin Editore, 1999
2 . Combustione dell’uauatonem
Manine dei
poeti-bambini
manine
dei poeti-neonati
manine
dei poeti mai nati
manine
dei poeti-divini
manine appese
al cielo nero
manine
sprofondate nel mare
manine
intessute di bare
manine
distese dal ventre vero
manine dei
poeti-piccini
manine
dei poeti-alati
manine
dei poeti mai baciati
manine
dei poeti-vicini
prendete
la penna prima che secchi
prendete
il foglio prima che bruci
prendete
l’idea prima che fugga
prendete
prendete le vostre manine
toccate
il corpicino per poco vicino
toccate
la testina per poco serena
prendete
e toccate questa è la vostra
pioggia
della penultima stagione
prima della
combustione estrema
manine-cenere
dei poeti-data
manine-niente
dei poeti-venere
“datta
dayadhvam damyata”
*uauatonem: bambino che dice ‘uaua’, in Quintiliano
3. Dalla terrazza in cui vedevo il mondo
ora che siamo giunti alla
stagione del freddo [una Trovatrice]
dalla terrazza in cui vedevo il mondo
vedevo accanto l’altro osservatorio vuoto
sporto verso l’ignoto dell’interrogazione
e le spalle conserte sul nostro destino s’immuravano
s’innervavano tese in desiderate supposizioni
presupponendo ramificazioni inesistenti
vedevo i soli intenti a raffrenare la corsa
di un tempo remoto che avanzava instabile
sulle bocche intrecciate in una morsa insanabile
era amore quello che derivava all’orizzonte
oltre il ponte di nubi
sull’estate del nostro sentimento ×
dalla terrazza in cui vedevo il mondo
ti ho vista partire avvolta in una nube
tolta al mio sentire dell’interrogazione
amorosa ti ho vista assente in cielo
evaporare in un deserto di mondi ignoti
tessuti sull’assenza da un telaio inesistente
ti ho vista intenta-assente nel tuo cammino
reclinato il desiderio nel giardino a piedi nudi
del mausoleo indiano della sposa insanabile ×
era amore quello che scivolava all’orizzonte
oltre il ponte di nuvole
sull’estate del nostro sentimento ×
dalla terrazza in cui vedevo il mondo
mi vedo ancora assisa alla tua destra
protesa nel silenzio dell’interrogazione
ora che a lungo siamo giunte
al freddo della stagione come temevamo
ora che il calore sembra inesistente
ti vedo ancora come l’adesso che vedevo allora
disfusa in un tempo di vento ignoto
malata di un sentimento insanabile ×
è solo amore quello che rimane
è solo amore quello che diviene ×
Dalla raccolta inedita Datità
luce della
luce dei corpi senza luce
luce dell’essere
dei corpi senza essere
essere
del tempo dei corpi senza tempo
diversamente
linguaggio ai bordi della parola
appena
pronunciata sulla tela marginale contorno
lenta illuminata
irradiazione di insufficienza ovale
evanescente
scendi sul suo capo sul suo cranio opaco
come sentita
nuova natura di uranio di cera
nella notte
svanisce della sera il tuo crepuscolo di sasso
non a un
passo dalla chiusa di soluzione
mortomorto senza assoluzione
Da Spostamento
– Poemetto per la memoria, Lietocollelibri Editore, 2000