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Vico
Acitillo 124
Poetry Wave Almanacco della poesia: I testi Luigi Fontanella
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Ti rivedo, Mendoza,
come un tulipano spavaldo
la sigaretta di sghimbescio
e il tuo mezzo sorriso acquatico.
Tempo ne è passato da
quella mattina
affogata nel sole agostano.
Ti rivedo, Mendoza,
quasi gnomo che va rimpicciolendo
nella tua bara di carta
senza più storia
mentre invano un bambino va correndo
fra una stanza e l’altra della
memoria.
( da
“Ceres” – ed. Caramanica 1996)
C’è stato un tempo in cui
scrivevo
con una penna a inchiostro verde,
molti anni dopo avrei scoperto
che
così scriveva abitualmente
il poeta da me più amato
in giovinezza,
stelle marine gnomi agresti fate
celesti
e turchine, ebbrezza d’azzurri
fiori
erano le parole che coloravano
il mio foglio tutto, d’ogni
vocabolo appena vergato m’innamoravo
e trovavo offensivo , emotivo
com’ero,
ogni gratuita violenza; mi pareva
fosse giusto eliminare ogni spreco
di parole che non fossero
necessarie al gioco:
quello solo contava finché
durava
gioco unico e assoluto
che alimentava quel mio poco-tutto
dare
e avere, tutto il mio timido
vivere.
(da “Ceres” ed. Caramanica 1996)
Nell’attesa ho fatto più
presto io
a scribacchiare una poesia
che lei ad arrivare.
dunque l’attesa ha fornito il
pretesto
o la pretesa di qualcosa
che rendesse meno doloroso l’aspettare
schermandone la primitiva motivazione.
Ecco, Pier Paolo, come la poesia
può davvero avere un fine
pratico
un’azione, un’irriducibile mania
o un’infinita regressione.
(da “Ceres”
ed. Caramanica 1996)
Sono tre
guizzanti
nel cielo chiaro di questa mattina
si rincorrono giocando altra
partita
liberi leggeri
e forse
in beata incoscienza.
Ed io scrivo di questa loro libertà
di questa loro leggerezza
di questa loro incerta coscienza.
E di questa mattina
che è immensamente mia
.
( da
“inediti” in “Disordinate convivenze” a cura di Giuliano Manacorda 1996)
Ripassano ombre davanti al suo
sguardo
assente
stanco
quasi invisibile
il protagonista (?) si sdoppia
inutilmente nel suo regno
o nel tempo
vorrebbe viversi con la testa
di adesso
e il corpo di se stesso giovinetto.
Sono ombre e suoni
che frusciano davanti senza sosta
viversi solo: è questo
infine
il primo ed unico comandamento?
(ci sarebbe voluto un atto di
coraggio
o una maggiore consapevolezza)
Da dove provengono quei suoni?
E queste ombre dove finiranno?
Poter dire di questo brusio
di questa infinita locomozione
per esempio
di questa molle anticipata
discesa di fiori e foglie
Possibile che tutto si anticipi
e avvenga come prima del tempo?
Le continue previsioni
rendono inutili gli accadimenti
allora arrivarci è già
troppo tardi.
Stamattina infine un poco placate
sebbene leggere a fluttuare
con grazia già autunnale
con prese a volo e schianto di
battuta
con concertata precisione
e illuminata cadenza.
(da “inediti” in “Disordinate convivenze” a cura di Giuliano Manacorda . 1996)
In quelle sere d’argento la penombra
vagava tra le spire del foglio
e un soffio di speranza bastava
ad alimentare la fucina
subito ogni cosa a te vicina
prendeva
a muoversi
per nuove arcane profferte.
Ondulata figura opalescente
in una solitudine di muri
di scavi e di mani
i sogni fanno a pugni col mattino
fra breve ogni cosa riprenderà
il suo posto
ma basta un nonnulla a spostarti
in altri giardini.
Suono di flauto sotto roccia:
vanite figure, affrettatevi adesso
mentre i tanti inseguiti
s’affolleranno fino alla spiaggia.
Confermate, del resto, che il
viaggio
ogni viaggio
vale sempre al suo inizio.
( da “inediti” in “Disordinate convivenze” a cura di Giuliano Manacorda – 1996)
7. Era un vecchio scannato scotennato
Era un vecchio scannato
scotennato
magro chiodo e solo
come una panchina deserta.
Seduto su una bilancia automatica
smangiava un esile panino
quasi invisibile la gente attorno
sciamava inutilmente.
Appena all’altezza della sua
testa
si leggeva questo cartello
quel est ton poids aujourd’hui?
« Parigi ‘91 »
(da “Ceres” ed. Caramanica 1996)