Vico Acitillo 124
Poetry Wave

Almanacco della poesia: I testi

Luigi Fontanella
 

 

 1. Ti rivedo, Mendoza
 2. Canzonetta
 3. A Pier Paolo Pasolini
 4. I cavalieri dell’aria
 5. Riflessi
 6. E’ di nuovo estate
 7. Era un vecchio scannato scotennato

1. Ti rivedo, Mendoza

Ti rivedo, Mendoza,
come un tulipano spavaldo
la sigaretta di sghimbescio
e il tuo mezzo sorriso acquatico.
Tempo ne è passato da quella mattina
affogata nel sole agostano.

Ti rivedo, Mendoza,
quasi gnomo che va rimpicciolendo
nella tua  bara di carta
senza più storia
mentre invano un bambino va correndo
fra una stanza e l’altra della memoria.

     ( da “Ceres” – ed. Caramanica 1996)
 

2. Canzonetta

C’è stato un tempo in cui scrivevo
con una penna a inchiostro verde,
molti anni dopo avrei scoperto che
così scriveva abitualmente
il poeta da me più amato in giovinezza,
stelle marine gnomi agresti fate celesti
e turchine, ebbrezza d’azzurri fiori
erano le parole che coloravano
il mio foglio tutto, d’ogni
vocabolo appena vergato m’innamoravo
e trovavo offensivo , emotivo com’ero,
ogni gratuita violenza; mi pareva
fosse giusto eliminare ogni spreco
di parole che non fossero
necessarie al gioco:
quello solo contava finché durava
gioco unico e assoluto
che alimentava quel mio poco-tutto dare
e avere, tutto il mio timido vivere.

     (da “Ceres” ed. Caramanica 1996)

3. A Pier Paolo Pasolini

Nell’attesa ho fatto più presto io
a scribacchiare una poesia
che lei ad arrivare.
dunque l’attesa ha fornito il pretesto
o la pretesa di qualcosa
che rendesse meno doloroso l’aspettare
schermandone la primitiva motivazione.
Ecco, Pier Paolo, come la poesia
può davvero avere un fine pratico
un’azione, un’irriducibile mania
o un’infinita regressione.
 

     (da “Ceres”  ed. Caramanica 1996)
 

4. I cavalieri dell’aria

Sono tre
guizzanti
nel cielo chiaro di questa mattina
si rincorrono giocando altra partita
liberi  leggeri
e forse
in beata incoscienza.
Ed io scrivo di questa loro libertà
di questa loro leggerezza
di questa loro incerta coscienza.
E di questa mattina
che è immensamente mia .

     ( da “inediti” in “Disordinate convivenze” a cura di Giuliano Manacorda 1996)
 

5. Riflessi

Ripassano ombre davanti al suo sguardo
assente
stanco
quasi invisibile
il protagonista (?) si sdoppia
inutilmente nel suo regno
o nel tempo
vorrebbe viversi con la testa di adesso
e il corpo di se stesso giovinetto.

Sono ombre e suoni
che frusciano davanti senza sosta
viversi solo: è questo infine
il primo ed unico comandamento?
(ci sarebbe voluto un atto di coraggio
o una maggiore consapevolezza)

Da dove provengono quei suoni?
E queste ombre dove finiranno?
Poter dire di questo brusio
di questa infinita  locomozione
per esempio
di questa molle anticipata
discesa di fiori e foglie
Possibile che tutto si anticipi
e avvenga come prima del tempo?
Le continue previsioni
rendono inutili gli accadimenti
allora arrivarci è già troppo tardi.

Stamattina infine un poco placate
sebbene leggere a fluttuare
con grazia già autunnale
con prese a volo e schianto di battuta
con concertata precisione
e illuminata cadenza.

     (da  “inediti”  in “Disordinate convivenze” a cura di Giuliano Manacorda . 1996)

6. E’ di nuovo estate

In quelle sere d’argento la penombra
vagava tra le spire del foglio
e un soffio di speranza bastava
ad alimentare la fucina
subito ogni cosa a te vicina prendeva
a muoversi
per nuove arcane profferte.

Ondulata figura opalescente
in una solitudine di muri
di scavi e di mani
i sogni fanno a pugni col mattino
fra breve ogni cosa riprenderà il suo posto
ma basta un nonnulla a spostarti
in altri giardini.

Suono di flauto sotto roccia:
vanite figure, affrettatevi adesso
mentre i tanti inseguiti
s’affolleranno fino alla spiaggia.
Confermate, del resto, che il viaggio
ogni viaggio
vale sempre al suo inizio.

      ( da “inediti” in “Disordinate convivenze” a cura di Giuliano Manacorda – 1996)

7. Era un vecchio scannato scotennato

  Era un vecchio scannato scotennato
magro chiodo e solo
come una panchina deserta.
Seduto su una bilancia automatica
smangiava un esile panino
quasi invisibile la gente attorno
sciamava inutilmente.
Appena all’altezza della sua testa
si leggeva questo cartello
quel est ton poids aujourd’hui?

« Parigi ‘91 »   (da  “Ceres” ed. Caramanica  1996)


Indice

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Immagine: Antonio Belém, Phorbéa, Napoli 1997


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