Vico Acitillo 124
Poetry Wave

Almanacco della poesia: I testi

Luigi Durazzo
 

 

  1. Artiglio e spore
  2. Frattali
  3. Carceri di terra murata
  4. Sulle ali del tempo
  5. Non Esitare
  6. Sole maestro
  7. Ruderi
  8. Arsura
  9. Gravina
10. Epistrofe
 

1. Artiglio e spore

Alle radici dell’albero più amato
ha impresso segni duri il metallo
che affiora da giacimenti oscuri.

La terra offre una tregua
finché c’é tempo
non perderti nel ricercar progetti
se un filo lega Stromboli ed Hiroshima.

Un luccicare d’astri
dentro gli squarci della luna gobba
rinnova una certezza
propone nuovi enigmi.

L’ulivo sui pianori
stringe accanito nella roccia
i resti di un artiglio
su cui passarono gli eccessi.

Mentre spuntano antenne
tra sassi che danno il cambio
all’ombra alle stagioni ai passi
di chi si ostina a ricordare
gettando spore di speranza
tra i fiori dell’oblio.
 

2. Frattali

L’auspicio di un inizio
un refolo tra i tuoi capelli e i miei
infrange gli occhi spenti
le finestre sprangate
nel vuoto del silenzio verticale.

Delle parole al bando
ho fatto una ghirlanda
e l’ho gettata al mare
in questo navigare contro
mentre si insinua un fiore
nel cavo assolato del sogno
dura il ricordo come un nodo
tra i tuoi capelli e i miei.

Rivedo i sentieri deserti
volti che abbiamo amato
e case immobili
che non riconosciamo più.

Eppure guarda
quel salto del delfino
dalla profondità del tempo ci sussurra
i legami recisi della nostra storia.

Forse ci invita a decifrare i codici
di una tempesta sostenibile
mentre il tuo velo
sfarzo sottile di libellula
capta gli istanti del naufragio
e vibra nel vento frattali d’amore
tra i ginepri ossuti.
 
 

3. Carceri di terra murata

Sono i segni del tempo
le minuziose righe che piegano la falesia
un calendario aperto
come le rughe sul volto cupo
di chi si esercita tra queste mura
ad alternare il passo come il lupo
scrutando grappoli di case
cintate di petunie azzurre.

E l’ orrizzonte è un muro calcinato
la sera
quando i profumi trapassano le sbarre
e il mare bussa nelle fondamenta.
 

4. Sulle ali del tempo

Il gatto è fermo al sole aguzzo
si stringe sul terrazzo
l’angolo di casa
dove regnava il lievito la muffa

e queste mani che modellarono
le guglie, i minareti
ancora imprigionate nell’argilla
vogliono carezzare
la forma della luce, l’anfora
le metamorfosi
dell’ombra proiettata sulla calce.

Presenze antiche e nuove cozzano
il mondo tace, s’aprono dissonanze
dentro le crepe del silenzio
affondano i boati.

D’un tratto una chitarra
arpeggia sui ricordi
tutte le note m’insegnano a volare
sulle ali del tempo.
 
 

5. Non Esitare

Non esitare
a costruire un argine
in questo vivere
le dilaganti attese.

Ai nostri piedi il tempo
getta le foglie
d’incomprensibili responsi.

Quando le cose si allontanano
serra le labbra
lascia che il vento
canti il tuo dolore
nulla si perde mai del tutto.
 
 

6. Sole maestro

Allenta i nodi
la rissa dei concetti
di là della barriera è l’alto mare

il tempo ruota e ruota l’asse
la macchina celeste
torce le radiche
ed i sentieri ai nostri passi

lascia scorrer se puoi
fragranze di cedro sui torrenti
fiumi di sole tra le cieche imposte

non oltrepassa i limiti la luce
e sia così il tuo sguardo
che brilla come resina
nel salso del Maestrale

sia meridiana l’ago
del pino reclinato sulla cala
dove lo zoccolo del tempo
percuote l’ombra alle radici
e l’anima del seme insonne
che fiuta il muschio nella polvere.
 
 

7. Ruderi

Sui colli nei crateri
correvano le vigne
tra gialli di ginestra e zolfo.

Sono rimaste pietre allucinate
a ricordare l’ombra
dei passi arroventati
fuggir la dismisura
l’avanzar del fango
tra resti di colonne
case e templi saccheggiati.

Ordini vecchi e nuovi
intrecciano memorie
ma il tempo è scandito
dal maglio uniforme della storia.

Fibule e affreschi
codici balsamari lapidi
frutteti
e lo scompiglio delle connessioni
rapprese nella lava
rudere anch’essa
che andiamo somigliando.
 
 

8. Arsura

Qui tra i canneti e il mare
continua ad agitarsi il soffio
d’una speranza srotolata al vento.

Tra le contorte radiche
avanza la natura
nell’alito di un bacio senza meta
che spira sulla brace del ricordo.

Non questo mare
ti dico l’innocenza
le onde i colori d’un impulso
vibrato su tendini di seta
a custodire il nucleo di un principio
che viaggia nell’eternità.

Mentre vedo precipitare i ghiacci
e nei crepacci tetri l’aborto della terra
s’affaccia alla memoria il pozzo
aperto al ticchettio del cielo
il tetto di una casa
legata all’affannoso zinco
dei secchi grondanti nell’arsura
torna il respiro fermo
nel gioco interminabile del tempo.
 
 

9. Gravina

Arabesco spuntato dal vento
burrone di pietra e conchiglie
fugge l’ombra
calvalca ostinata sui muri
color della cenere il giorno
poi la notte ventagli di luna
scandisci sui fuochi rupestri
trascinando all’amore
le labbra increspate
nel grido assetato del tufo
che invoca le lacrime al cielo
ed intreccia i destini
le porose pareti
a un passaggio di nuvole rare
stillando il sudor dei millenni
ed infine la pioggia
che ingronda l’intaglio del sasso
nelle vuote cisterne
dove ancora risuonano gli echi
le mani
il lavoro costante nel tempo
della rossa gravina
sospesa su un esile fiume
che arranca verso il mare.
 
 

10. Epistrofe

Dovremmo ritrovare il cielo
il movimento della terra
e le radici
la vecchia casa che passando
scoprimmo con stupore
tra fichi d’India rose e lecci.

Nell’angolo consunto al sibilo del mare
scoprimmo la profondità del tempo
si strinsero le nostre menti
sparse come quel fiore rotto
sui ciottoli d’argilla nella polvere.

Dal fondo della nostra storia
protubera come alito di muschio
su un focolare spento la memoria.

Dalle foreste che spiantammo
fin dentro ai nostri desideri
non apprendemmo mai
responsi di un ritorno.

La luce inanellava ancora gli astri
senza parlare ci perdemmo come foglie
nell’aria carica di sale
l’odore del Ponente fa impazzire
quando sprigiona i sogni.

Poi ritrovammo strati di vernice
sull’innocente nuda pietra
la geometria del panico sui volti
intenti ad ordinare il mondo
che adesso esorta a ricordare.


Indice

La realizzazione informatica della rivista è curata da Dedalus srl
Immagine: Antonio Belém, Phorbéa, Napoli 1997


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