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Vico
Acitillo 124
Poetry Wave Almanacco della poesia: I testi Mariella
De Santis
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Si chiamerebbe
"scene
da un manicomio''
questo
fìlm
in cui
io divido
con una
donna
instabile
incogniti
momenti
senza respiri
senza parole
senza azioni
senza emozioni
Impietrite
dal
furto originario
del bene
che
ci apparteneva
ci contendiamo
il
terrore
per un
gesto che,
necessitante
lo
strappo
di un
cordone
ombelicale
ormai marcio,
ci riavvicini.
(da "Da luoghi incerti" - 1993)
Intorbidati
i sensi
che ci
servirono
per orientarci
verso un
Senso
Sclèrosi
progressiva
per prognosi
di riscatto
Fiutai nell'aria
necessità
di nemesi
Affidai
a forze di natura
bisogni
di volontà
Se iniziai
dalla terra
o
dal cielo
ancora
non affermo
Converto
lo sforzo,
decifro
regole,
inventario
soluzioni,
e mi inerpico
verso
eventi
in ascesa.
(da "Da luoghi incerti" - 1993)
Ti piacque
quella dama verdolina
composta
e armoniosa.
La punta
d' amarognolo però
non avevi
immaginato
e ti mancò
il mio odore
di rosa
e di lampone.
A me il
maschio piace
frizzante
e delicato
e mi nascosi
lesta
tra il
rovere e il castagno
lasciandoti
avvampare
per l'ira
e il dispetto.
Poi verso
il prato
deciso
m'accostasti
rapido
placando
con nerbo
e autorità
quella
mia grande fame
(imp)avida
di te.
(da "Vinerotìe"
- 1996)
Tu gradisci
le annate che reggono
lunga conservazione,
ma rapido
ti accosti
a chi pronta è da bere
per il
gusto di scovare
nel bouquet
la differenza.
ma se da
te scosto l'ambra dello sguardo,
la mandorla
vellutata e il fiore rosa antico,
sfumato
mi raggiungi facendo
il liquoroso
e poi spuma vivace lasci che io beva.
(da "Vinerotìe" - 1996)
"Ma tu - mi chiedi - come mi sopporti?"
Non dirmi
che non sai
la regola
sapiente
per la
migliore scelta
dai temperati
ai forti
va il maggior
piacere.
Forte tra
tutti i forti
a te mi
son fermata
chè
se "pas doses" ti offro,
"pas d'eros"
rispondi.
(da "Vinerotìe"
- 1996)
Un' anfora
sono e in me ti versi
tu prendi
metti lasci e ricominci
io premuta,
sfinita, macerata
non altro
chiedo che un breve riposare.
Pago mi
lasci quieta appassire:
tu mi vuoi
a lungo serbare
(da "Vinerotìe"
- 1996)
V enti anni
distesa puoi tenermi
in piedi
ti prego, non più di quattro
delle tue
gemme preferisco il rubino
ma a quel
lieve riflesso d'arancio
m'inchino
gustando la vena rotonda.
Se dolce
ti desidero, secco ti ritrovo
variabile
sapore ha il corpo tuo nervoso.
(da "Vinerotìe"
- 1996)